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Biography Bio
Attualmente uno dei musicisti sardi più attivi e conosciuti nel panorama musicale italiano ed internazionale, Enzo Favata è un artista poliedrico, al quale piace indagare a 360 gradi l’universo sonoro. Il suo originale percorso di ricerca lo porta a misurarsi con linguaggi musicali diversi, a coniugare arcaico e moderno e culture musicali tra loro lontane. Suona i sax tenore, soprano e sopranino, il clarinetto basso, strumenti etnici a fiato, soprattutto della Sardegna. E’ un abile utilizzatore di live electronics che usa insieme agli strumenti acustici. La sua attività di musicista inizia nel 1983: dopo essersi formato nell’ambito del jazz tradizionale, abbandona il mainstream per dedicarsi allo studio della musica popolare della Sardegna di cui ora è un profondo conoscitore. Su questi modelli, unitamente ad altre influenze, come quella latinoamericana, sviluppa un linguaggio ed uno stile compositivo del tutto originali. Ha al suo attivo 12 dischi come leader ed è presente in 5 compilation di artisti internazionali. Ha tenuto concerti in tutta Europa, Giappone, Egitto, Brasile, Argentina, Croazia, Slovenia, Albania, Kuwait, ospite di festival jazz e rassegne di rilievo. Ha suonato con: Dino Saluzzi, Enrico Rava, the Art Ensemble of Chicago, Django Bates, Miroslav Vitous, Dave Liebman, Anja Lechner, Lester Bowie, Flavio Boltro, Michel Marre, Tenores di Bitti, Metropole Orkest della Radio Nazionale Olandese, Orchestra nazionale di Tirana, e molti altri. Dal 2001 è direttore artistico del Festival Musica sulle Bocche a Santa Teresa Gallura, uno dei più apprezzati festival Jazz della Sardegna. |
Latest news Lo scorso anno per l’omaggio a John Coltrane durante il festival ricordavo che è impossibile essere jazzista senza conoscere la sua musica, ma oltre a questo ineguagliabile maestro altri uomini hanno aperto una breccia nel muro delle convenzioni, artisti dal valore inestimabile, musicisti che hanno attraversato gli stili e le etichette. Tanti di loro sono stati la mia fonte di ispirazione, e sono tutti legati da un unico sentimento: creare musica al di là delle frontiere prestabilite.
Con questo stato d’animo sono andato a pescare nel mare della musica jazz ed oltre, tra calme distese d’acqua e mari burrascosi, pieni di grandi e meravigliose creature artistiche. Navigando attraverso le onde sonore della musica ho trovato degli autentici gioielli. Non è vero che il jazz è morto, non è vero che il jazz si è adagiato su comode convenzioni, non è vero che il jazz è una musica di élite. Ho scoperto musica di grande energia rinnovabile, arte prodotta con grande freschezza di idee, pur guardando alla tradizione, musica felice, solare.
La grande soddisfazione del navigatore è quella di approdare in lidi ancora sconosciuti, per questo alcuni di questi gioielli musicali sono poco conosciuti al grande pubblico e Musica sulle Bocche da qualche anno lavora per far scoprire, valorizzare e promuovere musiche e musicisti che tracciano rotte inusuali.
Eccolo il mare sulle Bocche di Bonifacio che vi invitiamo a scoprire: qui veleggiano le voci cristalline del Coro di Fonni, “il paese sulle nuvole”, il contrabbasso di Yuri Goloubev che bordeggia con Gwilym Simcock in un mare di musica che proviene dalla loro cultura classica insieme al jazz, come il quartetto di Max De Aloe incantato da Puccini in chiave improvvisativa. In un isolotto più a nord compaiono gli Enten Eller, musicisti che popolano le estreme latitudini del jazz sperimentale, ma anche i pirati solcano il mare delle Bocche di Bonifacio con due bande, i fiati multicolori della Bandakadabra ed il percussivo Kombo della Slovenia. Da una Napoli sofferente, ma sempre gioiosa e ricca di vita, arrivano due navi cariche di gioielli di world jazz, con i gruppi di Marco Zurzolo e Daniele Sepe. Da una grande isola con il vulcano sacro abitata da musicisti che hanno creato la musica degli anni Settanta in Italia giunge Patrizio Fariselli, uno dei fondatori degli Area, e Riccardo Lay, tra i primi a fondere Sardegna e Jazz. L’antica viola da gamba di Paolo Pandolfo avrebbe potuto attraversare l’oceano sulle caravelle con i grandi navigatori del Cinquecento, mentre il violoncello di Anja Lechner, la chitarra di Marcello Peghin con le percussioni di U.T.Gandhi ed i miei sassofoni scrivono libri di sabbia su isole sconosciute. Dal nord dei mari artici arriva la tromba limpida e siderale di Markus Stockhausen, e il Faro di Capotesta al tramonto ospita la spedizione bresciana guidata dal fisarmonicista Oscar Del Barba.
E poi le albe sul mare, albe piene di colori e profumi con i suoni della poesia del piano di Claudio Cojaniz , il profumo dell’Argentina di Quique Sinesi ed il coinvolgente piano di Omar Sosa che della sua isola, Cuba, ha fatto una miscela incantata tra son, jazz e psichedelica.
Sul ponte della nave uno scrittore osserva e prende appunti, la sera legge i suoi racconti alla ciurma, per indicare la direzione, infondere coraggio, accompagnare i sogni di marinai coraggiosi.
Rotte inusuali, isole sonore, inquieti pirati e silenziosi galeoni, questa è Musica sulle Bocche che suona, che racconta, che canta sempre un messaggio di fratellanza tra le culture, verso l’intera umanità, messaggio di amore supremo…
A Love Supreme … A Love Supreme… A Love Supreme
Enzo Favata Luglio 2008 |
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